Calcetto, una passione più forte del dolore
‘NUMERI’ che fanno girare la testa, infiammare le ginocchia e scricchiolare le caviglie. Sono quelli che un italiano su cinque, di età compresa tra i 20 e i 44 anni, tenta almeno una volta a settimana sui campi di calcio a 5: un fenomeno nato alla fine degli anni ottanta e che negli ultimi venti ha conosciuto una crescita costante, rallentando sensibilmente la progressiva deriva del nostro paese verso la sedentarietà. Con un effetto collaterale: l’altissimo numero di infortuni, soprattutto di modesta entità.
NEI TORNEI di calcetto amatoriale si infortunano in media 16 partecipanti su 1000, un’incidenza superiore a quella riscontrata in quasi tutti gli sport; la maggior parte di questi infortuni, inoltre, non dipende dal gioco rude. I dati pubblicati alla fine del 2007 dalla Revista Brasileira de Medicina, particolarmente autorevole in fatto di infortunistica sportiva, parlano di “infortuni di lieve o media entità, che colpiscono principalmente le articolazioni: caviglia (45,2%) e ginocchio (19%)”.
Le cause principali sono la durezza del terreno di gioco (cemento, parquet o taraflex per i campi indoor, ma anche l’erba sintetica che è comunque posata su superfici molto compatte), ma anche la particolare natura dei movimenti compiuti. “Il tipo di movimenti compiuti, e in generale il tipo di sforzo, provoca la maggior parte degli infortuni” spiega Massimo Meani, fisioterapista ed ex calciatore professionista, “ad esempio i numerosi cambi di direzione, magari compiuti con attrezzature tecniche non adatte alla superficie. La superficie, inoltre, incide sul logoramento complessivo delle articolazioni e della schiena”. Quanto al numero effettivo degli infortunati, Meani racconta un dettaglio interessante: “Effettivamente con il calcio a cinque si fanno male in tanti. Eppure tra i miei assistiti appena il 6% viene da società di calcetto. Il dato si spiega con facilità: molte società sono in realtà gruppi amatoriali senza una vera direzione. Non c’è ancora una vera e propria cultura della fisioterapia applicata a questo sport”.
TRA I TIPI di infortunio alle articolazioni, distorsioni e slogature sono ovviamente i più comuni (52% del totale, equamente diviso). Danni ai muscoli, quali stiramenti e strappi, incidono per appena il 21%; le tendiniti stanno al 17%. Rari, come detto, gli infortuni particolarmente gravi, che accadono più di frequente nel calcio a 11 per via dei contatti più ruvidi e a maggiore velocità di gioco.
L’ultimo elemento di analisi della Revista Brasileira è quello legato ai danni posturali, soprattutto per i bambini di età compresa tra i 9 e i 16 anni: “Uno dei nostri studi ha constatato l’esistenza di questi danni posturali – si legge nelle conclusioni – Essi sono dovuti al sovraccarico dell’area osso/muscolo/articolazione: producono postura errata e accentuano la predisposizione agli infortuni articolari”. In pratica ‘giocarci sopra’ non aiuta, anzi peggiora progressivamente le cose.
L’ALLARMISMO è giustificato, ma il corretto svolgimento di questa attività può scongiurare la maggior parte dei rischi. Meani, dopo aver letto i dati della Revista, ne è convinto: “Il problema è sempre legato a chi cura l’attività sportiva: se si tratta di un adulto, è sufficiente svolgere un riscaldamento completo e non trascurare i piccoli dolori. Se si tratta di bambini, l’attività in sé è compatibile con la crescita e può essere svolta anche a quattro o cinque anni: è però necessario che la persona che li allena sia qualificata, conosca i carichi che l’organismo dei bambini può sopportare e li rispetti”.
Fabrizio Monari
http://www.ifgonline.it/pub/167/show.jsp?id=2775&iso=1&is=167
DAL SITO IFG ONLINE
|